- Giorgio Taverniti Blog - https://blog.giorgiotave.it -

Vivere Felici: uno stile di vita

Oggi non ho foto da mostrarvi di questa bellissima terra, ma ho un racconto, un qualcosa che mi ha colpito molto.

E’ lo stile di vivere Thai, la felicità e la libertà. Ve ne ho parlato spesso, ma oggi ancor di più mi sento di portarvi a conoscenza di questa bellissima esperienza.

Il 5 Dicembre è il compleanno del Re della Thailandia ed in questa giornata particolare non si possono vendere e comprare alcolici, quindi molti bar sono chiusi.

Sarebbe una serata da passeggiate sul lungomare, ma in realtà Louis mi porta ad una piccola raduno in spiaggia (tutti Thai, io unico Farang), dietro ad uno dei bar chiusi. Naturalmente tutti bevono alcolici, perchè si possono bere.

La serata è bellissima, le luci sono basse e leggere, il cielo si schiarisce sempre più mostrando le stelle più belle, il rumore delle onde è basso e dolce, la musica arriva all’udito senza disturbare l’atmosfera.

Erano passate tre ore ed erano le due del mattino quando, dopo aver finito da bere e da mangiare (da dire mai, c’è sempre qualcosa su cui discutere), pensavo si andasse in qualche discoteca nell’interno. Invece no, si prende la barca e si va su un’isola vicina.

Una sensazione bellissima, il long tail va così piano che sembra accarezzare il mare immobile, le luci dei paesi, ad almeno un chilometro di distanza, riescono a far intravedere le montagne vicine. Non ci sono foto, la macchina fotografica, se anche l’avessi portata, non sarebbe servita a niente. Ma la fotografia di ieri non andrà più via dai miei ricordi.

Arriviamo alla prima isola, ci stiamo giusto venti minuti, il tempo di conoscere alcuni canadesi (uno di questi aveva origini Indonesiane) e buttarci sulle sedie a straio in spiaggia, bere un pochetto e ripartire per un’altra isola, dove si mormorava che ci fosse una festicciola.

Arriviamo sull’isola, lasciamo dormire qualcuno in spiaggia che non se la sentiva di proseguire e ci facciamo un tre-quattro chilometri a piedi, attraversando l’isola e andando a finire dall’altra parte della stessa. Tutto Buio.

Finalmente si arriva alla festa, ma niente balli, qui bevono senza mai smettere. Incredibile, bevono tantissimo e anche roba forte, ma la tengono bene. La serata prosegue tranquilla, sono stato felice per tutto il tempo, ridendo, scherzando, giocando, ballando (un pochino) e bevendo (anche qui un pochino). Ad un certo punto arriva un ragazzo e si presenta, veniva dal Canada. Mi guarda e comincia a parlare in inglese.

Ora, tralasciando il mio inglese scolastico, buono per parlare con i Thai, questo ragazzo storpiava tutte le parole, era ubriaco perso. Non capivo niente.

I thai i guardano e mi chiedono: puut haràia? (cosa sta dicendo? haràia è un dialetto del sud, in thai si dice harài).

Io rispondo: pom mai ru, farang mai puut english, farang mao leo (io non so, lo straniero non parla inglese, lo staniero è ubriaco).

Il mio thai è molto striminzito, ma giusto quello che serve per mischiarlo con il mio inglese scolastico e farmi capire; i Thai hanno riso come dei matti quando gli ho detto quella frase, un pò perchè i miei accenti non sono perfetti, un pò (forse di più) perchè c’era da ridere.

Dopo un bel pochino passati a cercare di farlo bere ancora di più, sembra che si riprende, qualcosa riesco a capire, mi chiede da dove vengo (ho capito solo From). Rispondendogli che vengo dall’Italia, lui si riprende e cerca di dire qualcosa, capisco che probabilmente la sua Famiglia è Italiana, di Perugia.

Ora, il pensiero dell’Italia stava incominciando a tornarmi su, ed anche l’umore cambia quando penso all’Italia. E’ bastato un microsecondo a pronunciare Italia per far cessare la felicità. Louis se n’è accorta (anche se non sa proprio perché), e mi chiede perchè sto pensando a qualcosa, il tempo di dirgli: no, niente tranquilla, che incomincia a scherzare in tutti i modi.

Inutile dirvi che è bastato uno sguardo felice, sorridente, sereno e pieno d’amore a farmi tornare la felicità. Dopo dieci minuti mi dice: io voglio che tu sia felice sempre, vedi io lo sono sempre. Lo sa bene che in Italia non è così e devo dire che mi diverdo moltissimo qua. Per certe cose i Thai “sembrano” molto indietro, se non li conosci ti arrabbi. Per altre capisci che sono molto avanti, o forse avanti nel loro indietro. Non lo so, sono diversi, che non significa bene o male, ma che io ci sto bene.

Quando ci ripenso sono sconvolto, sia per il microsecondo che ha impiegato a capire che non ero più felice (ma non ero triste, normale, forse ero Felice Meno Meno come pagella scolastica :D), sia per come il pensiero dell’Italia mi rende meno Felice. Questo è un dato di fatto e devo prenderne atto, io voglio bene alla mia Terra, mi manca la Famiglia, i miei amici e quant’altro, ma lì non si vive, lì non si respira il fresco profumo della libertà…

Dai su, che tra poco torno… 😉

Proseguo con il racconto perchè dopo aver finito da bere, ci siamo incamminati per il ritorno. Non c’era uno lucido (tranne me, il cameriere ed il proprietario). Gente che si perdeva tra i cespugli e veniva ripescata, gente che si incamminava per sentieri che non portavano da nessuna parte, i due barcaioli che non sapevano cosa illuminare. Al ritorno dall’altra parte della spiaggia, non trovavamo più un altro ragazzo. Aveva deciso, da ubriaco, che era meglio andare a dormire ad un chilometro più a destra da dove lo avevamo lasciato, il motivo non lo so. Per fortuna che un terzo barcaiolo stava dormendo, altrimenti dormivamo in spiaggia. Forse dovrei dire per sfortuna cavolo, si si, la prossima si dorme in spiaggia 🙂

Ritrovati tutti, si sono fatte le sei del mattino, siamo andati a mangiare ad uno dei baracchini (due euro quattro colazioni abbondandi) e poi a letto. Dopo la quinta sera che dormivo tra le tre e cinque ore a notte, il mio corpo ha deciso di dormirne otto 🙂

Va bene, qui è quasi l’una di notte vado va, chissà stasera dove andremo